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Come si scrive un soggetto

Fabiola MercadanteInfo utiliCome si scrive un soggetto

tre cartelle, nessun posto dove nascondersipag. 2/4

Un soggetto è la storia in due o tre cartelle, al presente, senza dialoghi. Sembra poco ed è il documento più difficile da scrivere di tutta la catena, perché è il primo che non permette di barare.

Le quattro cose che ci devono essere

Chi. Non l'età e il lavoro: cosa vuole, e perché lo vuole adesso e non l'anno scorso. Un protagonista senza un desiderio è una comparsa con più battute.

Cosa lo ferma. Un ostacolo che non si aggira. Se il problema si risolve parlandone, non è un problema: è un malinteso.

Il punto di non ritorno. Il momento in cui tornare indietro smette di essere possibile. Se non c'è, la storia è una serie di cose che capitano.

Come finisce. Per intero. Il soggetto non fa suspense a chi lo legge per lavoro: la tiene per chi guarderà il film.

Come si scrive, in pratica

Al presente indicativo e in terza persona. Niente dialoghi — al massimo una battuta, se è quella che gira la storia.

Niente indicazioni tecniche: non è il posto per i movimenti di macchina. E niente promesse su cosa lo spettatore proverà: «una storia che emoziona» non è un'informazione, è una speranza.

Si scrive quello che si vede e quello che succede. Se una cosa non si può vedere né sentire, nel soggetto non ci va.

Gli errori che lo fanno scartare

Il riassunto invece della storia. Un elenco di eventi in ordine cronologico non è un soggetto: manca la catena di cause.

Il protagonista che subisce. Se le cose gli capitano e lui reagisce, per tre cartelle, chi legge non ha nessun motivo per tifare.

Troppi nomi. In tre cartelle non entrano otto personaggi. Ne entrano due, forse tre.

Il finale nascosto. «Non lo dico per non rovinare la sorpresa» vuol dire, quasi sempre, che il finale non c'è ancora.

Come capire se regge

Si legge ad alta voce a qualcuno che non conosce la storia, e poi gli si chiede di raccontarla indietro. Quello che si perde per strada è quello che non funziona, e non c'è lettura critica che lo dica meglio.

L'altra prova: riuscire a dirla in due frasi senza usare «e poi». Se servono cinque «e poi», la storia è una fila di episodi.

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