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Soggetto, trattamento, sceneggiatura: le differenze
Fabiola MercadanteInfo utiliSoggetto, trattamento, sceneggiatura: le differenze
Sono quattro documenti diversi, si scrivono in quest'ordine, e ognuno serve a rispondere a una domanda che il precedente ha lasciato aperta. Confonderli costa tempo, e di solito lo costa tutto insieme alla fine.
Il soggetto
Due o tre cartelle che raccontano la storia dall'inizio alla fine, al presente, senza dialoghi. Chi è il protagonista, cosa vuole, cosa glielo impedisce, come va a finire.
Il soggetto risponde a una domanda sola: «questa storia sta in piedi?». Ed è una domanda spietata, perché in tre pagine non ci si può nascondere dietro una bella scena o un dialogo brillante. Se la storia non funziona, nel soggetto si vede subito.
Va scritto anche quando nessuno lo chiede. Soprattutto quando nessuno lo chiede.
Il trattamento
La stessa storia, ma scena per scena, ancora senza dialoghi. Dalle dieci alle quaranta cartelle a seconda del formato.
Qui si vede l'ordine in cui le cose succedono, quanto dura ogni movimento, dove cade la svolta e cosa cambia dopo. È il documento su cui si discute prima di scrivere davvero, ed è il momento in cui un problema di struttura costa una riga invece di quaranta pagine da rifare.
Chi salta il trattamento non risparmia tempo: lo sposta più avanti, dove costa di più.
La scaletta
È l'elenco delle scene, una riga ciascuna, con l'intestazione e cosa succede. Sembra un documento burocratico e invece è lo strumento più utile che esista per accorgersi di uno squilibrio: dalla scaletta si vede a colpo d'occhio se un atto è lungo il doppio dell'altro, o se ci sono sei scene di fila nella stessa stanza.
Nella serialità la scaletta di puntata è il documento su cui si lavora davvero: è lì che si decide il ritmo di una stagione.
La sceneggiatura
Il testo di produzione: scene, dialoghi, formato standard. Una pagina, un minuto — ed è un conto che chi deve produrre fa davvero, quindi il formato non è burocrazia ma un'unità di misura.
È l'ultimo documento della catena e il primo che qualcuno leggerà per intero. Tutto quello che non è stato risolto nei tre precedenti si presenta qui, e qui costa il massimo.
E se si ha fretta?
Si può comprimere, non saltare. Con poco tempo il soggetto resta di una cartella e il trattamento diventa una scaletta ragionata, ma l'ordine non cambia: si decide cosa racconta la storia prima di decidere come lo dice.
L'unico modo garantito per perdere tempo è cominciare dalla prima scena con l'idea di scoprire il resto scrivendo. Succede che funzioni. Non succede spesso.